STATO DELL’ARTE DELLO PSICOLOGO NEL PUBBLICO

Per poter comprendere la funzione pubblica dello Psicologo e dello Psicoterapeuta è necessario far riferimento al concetto di contesto.

“Senza l’identificazione del contesto non si può capire nulla. L’azione osservata è del tutto priva di senso finché non viene classificata come ‘gioco’, ‘minaccia’ o quant’altro”, (Bateson, 1975, trad. it. p. 146). Il contesto, aveva scritto Bateson è “la matrice dei significati”. Nessun fatto può essere spiegato senza considerare l’intreccio delle circostanze entro cui tale fatto emerge e si sviluppa. E questo è ancor più vero se il campo di osservazione riguarda i servizi pubblici e in che relazione sono con i professionisti, con l’ambiente circostante, con la cultura, con le istituzioni, con le leggi, ecc.

Nell’ era della società liquida, così come descritta da Baumann, il nostro ruolo già sfumato nei suoi confini necessita, a maggior ragione, di ri-trovare quel senso di identità e d’appartenenza per la sua individualità: identità professionale ed immagine sociale, contesto pubblico, contesto sociale.
Identità ed immagine frammentaria, scissa, scollata. La difficoltà a riconoscersi nella propria integrità è data da quel mancato senso d’appartenenza, sia come categoria professionale sia per mancanza di marche di contesto.
In questa visione sociale mutevole e liquefatta, la difficile percezione del Sé non si può slegare da un indefinito contesto di appartenenza che non ha favorito il riconoscimento, la validazione e l’integrazione di nuove rappresentazioni dello Psicologo, dei servizi pubblici e della società.
È in questo contesto che sistemi quali individuo, società, e sistema pubblico apprendono come si apprende e, insieme, “apprendono come si apprende a fronteggiare nuove esperienze e nuovi bisogni” (Bateson G., 1976). È dall’incontro di soggettività che interagiscono che è possibile la costruzione di un “contesto intersoggettivo” fatto di coordinamento di azioni, di dare significati alle relazioni che si realizzano tra professionisti, enti, privato sociale, cittadini.

È in questa visione che l’Ordine degli Psicologi può porre le basi per una trasformazione, per un deutero-apprendimento e per la possibilità di comprendere bisogni e dare risposte. Essere uno Psicologo o uno Psicoterapeuta in un contesto pubblico significa dare significato a quel contesto, significa una funzione non solo di cura ma anche di salute. Non solo patologia ma anche salutogenesi.
Ad oggi, purtroppo è ancora scarsa la giurisprudenza a favore dello Psicologo. Si deve trovare un peso politico per la nostra categoria in sede parlamentare, che permetta di legiferare provvedimenti che riconoscono la rilevanza sociale dello Psicologo. E ritorna l’immagine sociale: lo Psicologo non ha alcuna rilevanza sociale, invisibile, spesso confuso, svilito.

È urgente per l’Ordine degli psicologi sostenere una diversificazione delle competenze psicologiche in ambito pubblico: dallo Psicoterapeuta nella sua professione sanitaria, e quindi in quanto tale specialista ambulatoriale, allo Psicologo in contesti educativi, relazionali e sociali, uscendo dalla banalizzazione del ruolo e delle sue funzioni ed entrando a pieno titolo nella progettazione, nell’organizzazione, nella strutturazione e nel monitoraggio degli interventi.
Figli di un dio minore, adottati o cresciuti, soli e abbandonati. Forse è ora che ci riappropriamo della nostra storia, e che attraverso di essa ri-individuiamo i confini della nostra professione, ri-diamo significato alle nostre epistemologie e contestualizziamo la nostra funzione pubblica, soprattutto in relazione all’aumento di vecchie e nuove patologie e della sempre più necessaria salute pubblica.
Quindi nel poter dare risposte alle variegate domande occorre realizzare luoghi e contesti di salute e cura chiari, definiti e definibili. Sviluppare un saper essere psicologico o psicoterapeutico, per provare ad allargare gli orizzonti oltre la cura e oltre l’egemonia del paradigma biomedico.

Antonella D’Andrea

Lascia un commento