Il rilancio degli psicologi

Oggi è stato reso pubblico il documento del “comitato di esperti in materia economica e sociale”, dal titolo “Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022” (link)

Non crediamo sia successo spesso che un’intera sezione di un piano di rilancio per il nostro Paese abbia ospitato una visione così attenta alle dimensioni psicosociali sulle quali è opportuno, anzi necessario, investire. Si tratta di una occasione che sarebbe il caso di non perdere.

Vale la pena, a nostro avviso, elencare i punti elenco del documento di lavoro che riguarda “individui e famiglie”, che è specificamente dedicato alla individuazione delle linee di sviluppo che riguardano direttamente la qualità della vita personale e sociale delle persone:

1.           Presidi di welfare di prossimità

2.           Supporto psicologico alle famiglie

3.           Organizzazioni di cittadinanza attiva

4.           Progetti terapeutico riabilitativi individualizzati

5.           Servizi territoriali socio sanitari

6.           Politiche del lavoro per le persone con disabilità

7.           Stereotipi di genere

8.           Sostegno e sviluppo dell’occupazione femminile

9.           Valutazione di impatto di genere

10.         Conciliazione dei tempi di vita e sostegno alla genitorialità

11.         Interventi per le donne vittime di violenza

12.         Fondo di contrasto alla povertà alimentare minorile

13.         Child guarantee

14.         Dote educativa

15.         Servizio civile

Oltre ad essere esplicitamente citata in questa sezione del documento di rilancio, la funzione psicologica è più o meno esplicitamente richiamata entro altre linee di sviluppo, come ad esempio nella sezione “Istruzione, ricerca e competenze” dove viene citato l’orientamento dei giovani, inclusione degli studenti con disabilità; o nella sezione  “Pubblica amministrazione” dove viene citata la revisione dei modelli di lavoro; persino sull’edilizia abitativa e sociale, alla sezione “Infrastrutture e ambiente”, potremmo dare un contributo innovativo.

Crediamo che l’azione della collega Elisabetta Camussi, che è stata nominata componente della task force che ha redatto questo documento di rilancio, sia stata evidente e credo che meriti il nostro ringraziamento per aver messo nero su bianco, in un documento ufficiale, una lunga lista di opportunità.

Con meno soddisfazione, invece, rileviamo la sterilità del discorso ordinistico laziale, che è intervenuto nel dibattito pubblico contemporaneo con i seguenti contributi:

1.           opportunità o meno di attivare servizi di supporto psicologico gratuito, esprimendo posizioni ondivaghe a volte contro la gratuità (se l’interlocutore era il semplice iscritto), altre volte a favore (quando l’interlocutore era un grande ministero);

2.           diffusione su Vanity Fair dei risultati di una ricerca, somigliante di più a un sondaggio, sul “benessere psicologico della popolazione”, scoprendo, al termine della rilevazione, che sono aumentati gli affetti negativi;

3.           numerose sortite a difesa dell’Enpap (forse per via dell’inizio della campagna elettorale per le prossime elezioni?) quando gli iscritti giustamente chiedevano di essere trattati come gli altri professionisti ed essere sostenuti economicamente con un piccolo sussidio proveniente dalle riserve della cassa previdenziale, mentre l’Enpap ci pensava su, scaricando il barile sul governo;

4.           scaramucce azzeccagarbugliesche contro la nostra lista a proposito della dilazione della quota di iscrizione, finite naturalmente nel nulla (se ve le siete perse ecco il link);

5.           attivazione di alcuni seminari, relatori scelti sulla base esclusiva di rapporti fiduciari, sugli effetti del Coronavirus, su come cambia la psicologia, sulla clinica online ai tempi del Covid, sull’impatto del lockdown sulle patologie alimentari – tutto ciò, naturalmente, ad esprimere solo le (legittime) opinioni personali dei relatori, dato che siamo ancora in piena emergenza, nessuna ricerca è stata conclusa, e dunque parlare degli effetti del Covid su variabili quali sistemi di convivenza, abitudini, psicopatologie o patologie somatiche, addirittura la teoria della tecnica psicologica,  è quanto meno prematuro e assai imprudente;

6.           Attivazione di un altro sondaggio, tra gli iscritti, su come cambiano i nostri comportamenti ai tempi del Covid “solo dieci minuti del nostro tempo per rispondere”;

7.           Sicuramente ce ne sfugge qualcuna.

L’impressione è quella di un ordine che ha organizzato, in tempi di pandemia, una lunga serie di attività di intrattenimento per gli iscritti. E che però è stato assente, al limite dell’imbarazzo, o inutilmente polemico quando si è trattato di affrontare seriamente le attuali difficoltà economiche di alcune fasce di iscritti, e che certamente ha dato un contributo nullo alla individuazione delle linee di sviluppo della psicologia per il futuro in Italia.

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