LA FUNZIONE PSICOLOGICA NEL SETTORE SOCIO-SANITARIO PUBBLICO

Una interpretazione moderna della funzione psicologica nel contesto pubblico è fondata sulla competenza dello psicologo a comprendere e facilitare le relazioni. La funzione psicologica può così essere intesa su due livelli:

1. Sostegno e supporto allo sviluppo della capacità relazionale delle persone che, giungendo ai servizi pubblici e convenzionati di salute, chiedono aiuto per costruire relazioni più soddisfacenti con il proprio sistema di riferimento, privato personale, sociale professionale
2. Sostegno e supporto alle relazioni tra altri professionisti della salute e utenti dei servizi.

Nel primo caso, si può immaginare un professionista di profilo sanitario che accolga ed interpreti opportunamente la domanda dell’utente, sostenendolo nella individuazione della propria traiettoria di sviluppo.
Nel secondo caso, ci si riferisce ad un professionista presente nei luoghi dedicati alla salute, che renda più produttivo il rapporto tra altri sanitari e utenti dei servizi, prevenendo le situazioni di conflittualità (che danneggiano l’efficienza e l’efficacia del servizio) intercettandole per tempo; favorendo il buon esito del rapporto tra personale sanitario e pazienti con beneficio della salute psicologica di entrambi.

Con questo genere di azioni, peraltro, si darebbe vita agli indirizzi ripetutamente forniti dal ministero della salute, ad esempio in termini di umanizzazione delle cure, o di trattamento integrato delle patologie croniche.

Deve farsi avanti dunque la competenza psicopromozione, la quale avrebbe per il professionista il doppio vantaggio non solo di facilitare la domanda, in quanto libera l’immaginario dallo stigma della patologia mentale, ma anche di ampliare l’offerta, in quanto il concetto di promozione, per sua natura, si rivolge a tutte le persone.

È tra le priorità di questa squadra di candidati ottenere un dialogo serrato con la sanità della regione Lazio al fine di suggerire possibili soluzioni pragmatiche utili a rispondere al bisogno di salute psicologica della popolazione regionale, con il coinvolgimento dei colleghi che a vario titolo prestano già la loro opera nel vasto ambito della salute, o di quelli che vi desiderano sviluppare la propria carriera.

Esiste poi una risorsa umana preziosissima e poco analizzata, ma molto utilizzata, che sono i laureati e gli specializzandi che svolgono il tirocinio professionalizzante nelle strutture pubbliche. Vale qui la pena ricordare che si tratta di professionisti a tutti gli effetti (sono infatti tutti laureati iscritti all’albo, dunque abilitati a svolgere attività professionale) che, molto spesso, permettono alla struttura di farsi carico, con molta maggiore potenza, della domanda di salute e di sviluppo da parte del territorio di riferimento

È nostro obiettivo, come ordine, dialogare con queste strutture (coinvolgendo, ad esempio, in giornate di studio presso la sede dell’ordine gli psicologi tutor ), per individuare insieme a loro la possibilità di includere, mediante apposite soluzioni contrattuali, da studiare di concerto con i rappresentanti sindacali, a valle del reperimento di risorse finanziarie, un certo numero di psicologi a coadiuvare la risposta istituzionale alla domanda di salute della popolazione.

Vogliamo inoltre spingere le pubbliche amministrazioni che non ne siano già provviste, o che lo siano in maniera sottodimensionata, ad includere nella loro pianta organica un certo numero di psicologi che potranno in questo modo rendere la struttura di pubblica amministrazione più moderna e funzionale nella manutenzione del rapporto con i cittadini.
La presenza dell’Ordine ai forum della PA sarà presidiata stabilmente e saranno portati dati ed evidenze empiriche utili al supporto alla azione politica.

Per quanto riguarda il rapporto tra università e mondo professionale, è volontà di questa squadra di rafforzare il legame tra i due mondi. Al di là della ovvia intenzione di rendere il rapporto sempre più stretto, vi sono alcuni punti in particolare dove vogliamo che il dialogo si faccia più serrato:

1. Aumentare le competenze professionali da offrire agli studenti, con le università sempre più impegnate in attività formative collegate all’intervento psicologico nei diversi ambiti (ad esempio, potenziamento delle esperienze di laboratorio connesse agli insegnamenti curriculari e delle attività professionalizzanti pre laurea)
2. Studiare congiuntamente la possibilità di attivare strutture cliniche/di servizio al territorio presso i dipartimenti universitari dove veicolare in parte la formazione professionale degli studenti, soprattutto a livello magistrale e di terzo livello.
3. Disseminare la ricerca empirica che si svolge nelle strutture universitarie presso la comunità professionale. Una sezione della comunicazione dell’ordine sarà dedicata a questa disseminazione a intervalli regolari, in modo che gli iscritti che lo desiderano abbiamo regolarmente delle indicazioni su quali argomenti le università stanno approfondendo maggiormente.
4. Prendere in carico la questione di genere: il numero di laureati in psicologia è prevalentemente rappresentato da donne (circa 80%). Due possono essere le azioni congiunte Ordine Università: sostenere le donne nello sviluppo di competenze autoimprenditoriali; individuare misure concrete per facilitare il loro ingresso sia nei percorsi accademici più elevati (specializzazioni e dottorati), sia nei percorsi professionali con più alto impatto decisionale; sostenere le donne anche nella partecipazione alla politica professionale.
5. Potenziare la formazione continua. Ordine e Università potranno sviluppare specifici protocolli di intesa per la erogazione di ECM o altre forme di aggiornamento. Si studierà la possibilità di finanziare in tutto o in parte alcuni moduli di aggiornamento per gli iscritti, ciò per utilizzare al meglio la posizione privilegiata delle Università in termini di innovazione e ricerca empirica.

Rosa Ferri

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